Nella splendida cornice del Chiostro di San Domenico a Trapani, dopo i saluti istituzionali, si è aperta la prima tavola rotonda della XXXIV Rassegna del Mare, dedicata al tema “Patto Europeo per gli Oceani”. Un focus importante su uno dei grandi snodi del nostro tempo: la governance del mare nel contesto europeo e internazionale.  Al centro del dibattito, la consapevolezza crescente che il mare – con i suoi ecosistemi e le sue risorse – rappresenta una leva strategica per affrontare molte delle principali sfide globali: dal cambiamento climatico alla sicurezza alimentare, dall’energia rinnovabile alla coesione territoriale, fino allo sviluppo economico sostenibile e alla creazione di lavoro.  Il nuovo Patto europeo per gli oceani propone infatti un approccio integrato, in grado di coniugare tutela ambientale ed economia blu, rilanciando una visione sostenibile del mare come risorsa condivisa. L’Unione Europea – forte della sua ampia zona economica esclusiva e del suo ruolo di primo piano nel settore della pesca e dell’acquacoltura – punta a rafforzare l’asse blu: biotecnologie marine, energie pulite, trasporti sostenibili e turismo costiero. Un confronto aperto e multidisciplinare, che ha visto coinvolti rappresentanti delle istituzioni, università, centri di ricerca, ONG e operatori del settore, in un dialogo serrato sulle interazioni tra uomo e mare, le sfide della resilienza costiera e le opportunità di sviluppo sostenibile legate all’economia del mare.

Ad aprire i lavori della prima tavola rotonda è stata la dott.ssa Ludovica D’Apote, del Mediterranean Action Plan (UNEP), che ha ripercorso le origini del programma regionale, nato nel 1975 sotto l’egida delle Nazioni Unite. Il MAP si configura oggi come una piattaforma di cooperazione strategica con lo sguardo rivolto ad una politica ambientale concertata che offre strumenti condivisi di governance per la tutela delle coste e l’adattamento del Mediterraneo ai cambiamenti climatici. Un modello pionieristico che integra scienza, diritto e partecipazione locale, ispirando anche l’evoluzione delle politiche marittime europee.

A seguire, la prof.ssa Daniela Mainenti (Università Cattolica del Sacro Cuore e Generazione Mare) ha sollevato una questione di grande attualità nel settore della pesca, riferendosi all’introduzione delle cosiddette trap line, un nuovo attrezzo diffuso nel Mediterraneo. Seppur presentato come strumento tecnico innovativo ed economico, ha spiegato Mainenti, questo dispositivo evidenzia un paradosso: accresce la capacità di cattura, ma senza un adeguato inquadramento normativo e scientifico. «È il paradosso della tecnologia contemporanea: confondere la forza con il progresso civile».

L’intervento dell’avv. Eugenio Falcone (Studio Legale Gianni & Origoni, Roma) ha invece allargato lo sguardo al contesto geopolitico e strategico in cui si inserisce il Patto Europeo per gli Oceani. Falcone ha richiamato l’attenzione sulla complessità crescente degli spazi marittimi, dove si intersecano interessi economici, ambientali, energetici e militari. Fondali marini oggi attraversati da infrastrutture vitali come cavi sottomarini per le telecomunicazioni e i flussi dell’intelligenza artificiale. In questo scenario, il Patto sarà chiamato a bilanciare molteplici priorità, puntando a una governance sostenibile. In chiusura, ha ricordato che la Commissione Europea presenterà entro il 2027 una nuova proposta legislativa per rafforzare la pianificazione dello spazio marittimo.

La biologa marina Maria Lorella Grippa ha dedicato il suo intervento all’importanza delle praterie sommerse di posidonia oceanica, definendole veri e propri polmoni verdi del Mediterraneo. Questo habitat, classificato come prioritario e protetto dall’Unione Europea, non è soltanto un rifugio di biodiversità, ma rappresenta anche un alleato strategico nella lotta ai cambiamenti climatici, grazie alla sua capacità di assorbire anidride carbonica e di stabilizzare i fondali marini. Grippa ha evidenziato come le praterie di posidonia svolgano anche una funzione difensiva per le coste, agendo da barriera naturale contro l’erosione e mitigando l’impatto delle mareggiate. Di fronte al degrado crescente degli ecosistemi marini, ha richiamato l’attenzione sul nuovo Regolamento europeo sulla restaurazione della natura (Nature Restoration Law), che introduce per la prima volta obiettivi vincolanti di ripristino ecologico. Entro il 2030, l’Europa punta a recuperare almeno il 30% degli habitat danneggiati. «Non è più sufficiente proteggere ciò che resta – ha affermato – occorre ricostruire attivamente, e farlo con il coinvolgimento diretto delle comunità costiere, dei pescatori, degli enti locali e di tutti i portatori di interesse». Un invito a trasformare la conservazione in un processo partecipato di rinaturalizzazione e cultura ecologica diffusa.

Il fisico Daniele Paesani, responsabile del progetto INFN–LNS Cern, ha messo in luce il ruolo cruciale della ricerca scientifica avanzata e delle tecnologie di osservazione nella comprensione degli ecosistemi marini e degli effetti del cambiamento climatico. Attraverso sistemi di monitoraggio e modellazione, ha spiegato, è possibile sviluppare strategie efficaci di adattamento e mitigazione, supportando la pianificazione spaziale marittima e garantendo maggiore sicurezza alle attività umane in mare. Paesani ha sottolineato come l’integrazione tra fisica, ingegneria e biologia marina rappresenti oggi uno degli orizzonti più promettenti per una scienza davvero orientata alla sostenibilità.

Jean Louis Morelli, responsabile del turismo in Corsica e ricercatore presso l’Università dell’isola, ha offerto una prospettiva concreta sulle strategie adottate in Corsica per promuovere un turismo davvero sostenibile. Al centro del suo intervento, il concetto di turismo rigenerativo: non basta limitare i danni ambientali – ha spiegato – occorre attivare processi che migliorino attivamente l’ambiente e rafforzino il tessuto sociale delle comunità locali. Il turismo, secondo Morelli, non dovrebbe essere il fulcro intorno al quale tutto gravita, ma piuttosto uno strumento capace di generare benefici trasversali, sostenendo anche settori come la pesca e contribuendo alla rinascita economica e ambientale delle aree costiere.

A chiudere la tavola rotonda è stata l’avv. Daniela Addis, che, nel suo ruolo di coordinatrice, ha restituito una sintesi lucida dei temi emersi. Gli interventi, ha evidenziato, hanno delineato un panorama articolato ma armonico, in cui la sostenibilità del mare può essere affrontata solo attraverso una visione integrata, capace di connettere scienza, diritto, economia e cultura. Dalle esperienze del Mediterranean Action Plan al Patto Europeo per gli Oceani, passando per le sfide della tecnologia, la restaurazione ecologica e il turismo rigenerativo, la XXXIV Rassegna del Mare si è confermata come uno spazio fertile di riflessione condivisa, in cui istituzioni, ricerca e società civile si incontrano per immaginare un futuro del Mediterraneo più giusto, sostenibile e partecipato.