SINTESI DELLA TAVOLA ROTONDA
MAREAMICO e GENERAZIONE MARE hanno organizzato in occasione del Girotonno che si è svolto a Carloforte (CA) nell’Isola di Pietro dal 23 maggio al 2 giugno una Tavola Rotonda dal «Prospettive della pesca del tonno rosso nel Mediterraneo: sfide e strumenti di governance»
Per i saluti istituzionali sono intervenuti la Dott.ssa Camilla Soru (Consigliera Regionale) — Prof. Stefano Rombi (Sindaco di Carloforte) – Avv. Daniela Addis (Presidente Generazione Mare, Studio Legale Addis “Ambiente&Mare”) — Prof. Leonardo Damiani (Presidente Comitato Scientifico Mareamico, Politecnico di Bari)
Ha moderato: L’Avv. Daniela Addis (Presidente Generazione Mare, Studio Legale Addis “Ambiente&Mare”)
Relatori: Prof. Piero Addis (Università degli Studi di Cagliari) – Prof. Leonardo Damiani (Politecnico di Bari) – Dott. Tony Di Natale (Fondazione Acquario di Genova)—Dott. Giuliano Greco (imprenditore della Tonnara di Carloforte)
- Contesto e obiettivi
La tavola rotonda si è tenuta il 23 maggio 2026 a Carloforte, nell’ambito del Girotonno 2026, su iniziativa delle Associazioni Mareamico e Generazione Mare. La scelta di Carloforte come sede non è stata casuale: la comunità isolana incarna in modo esemplare il rapporto millenario tra civiltà mediterranea e Thunnus thynnus (Tonno rosso), custodendo un patrimonio culturale, ecologico e giuridico di straordinario rilievo.
L’incontro si è proposto tre obiettivi distinti ma complementari: (i) offrire una panoramica scientifica e giuridica aggiornata sullo stato degli stock di tonno rosso e sulle trasformazioni ecosistemiche in atto nel Mediterraneo; (ii) analizzare le interferenze tra infrastrutture marittime e pratiche di pesca tradizionale; (iii) esplorare le prospettive di governance multilivello – dall’ICCAT all’Unione Europea, dallo Stato alle comunità costiere—per la tutela integrata della risorsa e del patrimonio culturale che vi è intrecciato.
- Prima sessione — “Scienza e ingegneria: ecosistemi, infrastrutture e pressioni sul mare”
- Il tonno rosso come sentinella del Mediterraneo (Prof. Piero Addis)
Il Prof. Addis ha presentato i più recenti dati scientifici sullo stato degli stock di Thunnus thynnus nel bacino mediterraneo, illustrando come le politiche di gestione adottate in sede ICCAT — in particolare il sistema delle quote annuali di cattura — abbiano prodotto una ripresa significativa delle popolazioni, da specie gravemente minacciata a stock in forte recupero. Un risultato che dimostra la concreta efficacia di una governance internazionale fondata su evidenze scientifiche.
Al tempo stesso, il relatore ha sottolineato come il tonno rosso sia un indicatore biologico di primaria importanza: le sue rotte migratorie, la sua stagionalità, la composizione per classi di età registrano i mutamenti del Mediterraneo con una precisione che la sola scienza formale fatica ancora a replicare. Le trasformazioni in corso — riscaldamento delle acque, alterazione delle correnti, spostamento delle rotte — impongono un aggiornamento continuo dei modelli previsionali.
Punto centrale del contributo: il sapere ecologico tradizionale dei tonnaroti, accumulato in secoli di osservazione diretta, costituisce un archivio vivente di dati ambientali che la governance delle risorse marine non può continuare a ignorare. La tonnara tradizionale di Carloforte, con le sue caratteristiche di selettività, stagionalità e impatto localizzato, conserva una base biologica solida di compatibilità con la conservazione della specie — a condizione che il sistema di governance internazionale sia sufficientemente raffinato da valorizzare tali specificità.
- Il mare come infrastruttura: compatibilità o conflitto? (Prof. Leonardo Damiani)
Il Prof. Damiani ha ricostruito la trasformazione del Mediterraneo in uno spazio marittimo densamente infrastrutturato: cavi per le telecomunicazioni, gasdotti, oleodotti, piattaforme estrattive, impianti di rigassificazione e le nuove frontiere dell’energia eolica e solare offshore disegnano sul bacino una geografia tecnica di crescente complessità, di cui il Canale di Sardegna e le acque attorno a San Pietro fanno parte. Il relatore ha evidenziato come le interferenze tra queste grandi opere e le aree di interesse per la pesca tradizionale siano documentabili ma non sistematicamente documentate: una lacuna metodologica che espone le comunità costiere a effetti cumulativi difficilmente valutabili expost. Le interferenze riguardano sia le rotte migratorie del tonno rosso sia gli spazi operativi delle tonnare fisse e, possono derivare da impatti acustici, alterazioni idrodinamiche, modificazioni del fondale e restrizioni alla navigazione.
La proposta avanzata è chiara: integrare la tutela delle pratiche di pesca tradizionale nelle fasi di pianificazione e valutazione di impatto ambientale delle infrastrutture marittime, sin dalle prime fasi progettuali. Questo richiede strumenti metodologici interdisciplinari — ingegneria costiera, ecologia marina, diritto ambientale, antropologia — che oggi mancano in forma sistematica. Il richiamo ai piani costa e ai piani demaniali è stato indicato come punto di partenza normativo già disponibile, ma ancora largamente sottoutilizzato in questo senso.
✦TUNA QUALITY BREAK✦
I lavori della mattina sono stati intervallati da un momento di degustazione guidata del tonno rosso di Carloforte, curata dalla chef Maria Guccione (interprete della tradizione gastronomica delle Egadi) e dallo chef carlofortino Secondo Borghero. L’iniziativa ha incarnato il valore esperienziale del legame tra prodotto, territorio e identità culturale. I vini di accompagnamento sono stati proposti dai Vigneti Eroici di Meana Sardo (cantina F.lli Fulghesu, vino Alinus).
- Seconda sessione — “Governance e futuro: il nuovo patto tra Carloforte e il mare”
- Le quote, i dati e la voce delle comunità locali (Dott. Tony Di Natale)
Il Dott. Di Natale, esperto ONU-DOALOS e supporto scientifico per l’ICCAT in seno alla Commissione europea, ha offerto una mappa analitica del sistema di governance internazionale per il tonno rosso. L’ICCAT ha prodotto risultati significativi attraverso i piani pluriennali di ricostituzione degli stock, con una ripresa delle biomasse che sembrava impensabile all’inizio degli anni Duemila. Tuttavia, il sistema delle quote basato su criteri storici di cattura tende strutturalmente a penalizzare le realtà di pesca artigianale e tradizionale rispetto alle grandi flotte industriali. I meccanismi di partecipazione al processo decisionale restano in mano agli Stati, con scarsa rappresentanza delle comunità costiere direttamente interessate.
Il contributo ha aperto una prospettiva di riforma: esiste uno spazio giuridico — seppure ancora da costruire sul piano politico — per il riconoscimento di un regime differenziato a favore delle tonnare tradizionali, soprattutto se certificate come patrimonio culturale immateriale (PCI), con criteri ad hoc di sostenibilità, monitoraggio e allocazione delle quote. La risposta giuridica è positiva; quella politica dipende dalla capacità delle comunità interessate di esercitare una pressione coordinata e qualificata sui tavoli decisionali internazionali.
- Principali risultati e orientamenti operativi
- Nodi tematici emersi
- Il Mediterraneo è uno spazio giuridicamente stratificato, in cui la voce delle comunità costiere arriva strutturalmente per ultima nelle gerarchie decisionali. Questo è il nodo politico e giuridico fondamentale da sciogliere.
- Il sapere ecologico tradizionale dei tonnaroti è una risorsa scientifica rilevante e tuttora sottoutilizzata dai sistemi formali di governance. Il suo recupero e la sua valorizzazione sono urgenti. Le tonnare tradizionali sono importanti osservatori privilegiati e facilmente controllabili, che possono produrre valide indicazioni anche in relazione ai cambi climatici in atto.
- Le interferenze tra grandi infrastrutture marittime e aree di pesca tradizionale sono documentabili ma non sistematicamente documentate: colmare questa lacuna metodologica è una priorità non più rinviabile.
- Un regime differenziato per le tonnare tradizionali, soprattutto se certificate PCI è giuridicamente possibile e politicamente da costruire.
- La sostenibilità ecologica e il benessere animale sono dimensioni distinte: una pratica può essere ecologicamente compatibile e richiedere comunque un aggiornamento dei metodi. La distinzione va tenuta ferma nel dibattito pubblico e normativo.
- Il sistema di uccisione attuale del pescato delle tonnare tradizionali è già stato sostanzialmente modificato rispetto alla mattanza storica, in risposta alle istanze di benessere animale e alle richieste del mercato per carni di qualità ottenute senza.
- Nodi tematici emersi
- Orientamenti operativi
- Aggiungere alla raccolta degli aspetti culturali riguardanti le tonnare (già disponibile) anche un progetto di raccolta e sistematizzazione del sapere ecologico tradizionale dei tonnaroti come contributo alla ricerca scientifica e alla governance delle risorse
- Promuovere l’inclusione delle tonnare tradizionali nelle procedure di valutazione di impatto ambientale per le infrastrutture marittime, con l’elaborazione di linee guida metodologiche ad hoc.
- Avviare un percorso formale di candidatura della tonnara di Carloforte, congiuntamente alle altre tonnare tradizionali, al riconoscimento UNESCO come patrimonio culturale immateriale, funzionale anche al riconoscimento di un regime ICCAT differenziato.
- Costruire una rete di comunità costiere mediterranee interessate alla pesca tradizionale del tonno, per esercitare una rappresentanza coordinata nei tavoli decisionali ICCAT, europei e ONU.
- Favorire il dialogo tra ingegneria costiera, ecologia marina e diritto ambientale per svilupparestrumentiintegratidipianificazionedellospaziomarittimocheincludanola tutela delle pratiche tradizionali.
- Conclusioni
La tavola rotonda ha confermato che la questione della tonnara di Carloforte è molto più di una questione locale: è un caso-studio emblematico delle sfide di governance che il Mediterraneo del XXI secolo pone all’incrocio tra biodiversità, patrimonio culturale, infrastrutture energetiche e diritto internazionale.
Il patto proposto in chiusura dei lavori non è tra la comunità e la tradizione, ma tra la comunità e il mare: un patto fondato su scienza, diritto e rispetto, capace di trasformare Carloforte da oggetto a soggetto della governance mediterranea. Una tradizione che sopravvive non per essere conservata in vitro, ma perché sa evolvere senza perdere la propria identità.
Le Associazioni Generazione Mare e Mareamico si impegnano a tradurre gli orientamenti emersi in proposte operative concrete, da portare nei tavoli europei e internazionali competenti.
A cura di Mareamico e Generazione Mare – Carloforte, 23 maggio 2026



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