Risultanze del lavoro della Tavola Rotonda: Gestione dei Rifiuti Marini (Marine Litter)

XXVI RASSEGNA DEL MARE – LIVORNO 1 – 3 DICEMBRE 2017

Risultanze del lavoro della Tavola Rotonda: Gestione dei Rifiuti Marini (Marine Litter) 

 

Con il termine “Marine Litter” si definisce qualsiasi materiale solido persistente prodotto dall’uomo e abbandonato nell’ambiente marino.

Nella storia dell’umanità tradizionalmente il mare è stato considerato “perfetto” luogo di discarica di rifiuti solidi (e liquidi) spesso nocivi all’ecosistema marino. Basti pensare, da ultimo, ai residuati bellici della prima e seconda guerra mondiale rinvenuti nelle acque del Basso Adriatico ( proiettili all’iprite) o agli affondamenti di navi nel Basso Tirreno con a bordo carichi perlomeno misteriosi.

Il gruppo di lavoro si è per altro concentrato su una problematica di particolare gravità: quella della immissione in mare di materiali plastici, fenomeno che è andato aumentando negli ultimi decenni in concomitanza con lo sviluppo della società dei consumi.

Secondo indagini statistiche, recentemente condotte da vari enti di ricerca (anche internazionali) e associazioni ambientalistiche, la stragrande maggioranza (70 – 80%) di rifiuti plastici proviene dalla costa, soprattutto da foci di fiumi, canali, scarichi fognari di comuni rivieraschi.

Il materiale plastico è nocivo per l’ecosistema marino, in particolare per la fauna ittica, in quanto per la maggior parte è il risultato di lavorazione chimica di petrolio. Rilevanti quantità di plastiche alla deriva sono state avvistate negli oceani. Anche nel Mediterraneo significativi quantitativi sono stati avvistati soprattutto nel mar Tirreno settentrionale nell’area di protezione speciale del “Santuario dei Cetacei”, a seguito del gioco di particolari correnti.

Avendo la caratteristica di essere persistente per centinaia di anni (450 per le bottiglie) tale materiale costituisce un grave pericolo sia allo stato solido per le specie ittiche di maggior taglia (in particolare mammiferi e rettili marini che lo ingoiano con rischi di soffocamento o danni all’apparato gastro-intestinale); sia per quelle di minor taglia, in quanto la plastica, degradandosi nel tempo in microparticelle, viene ingoiata dai pesci entrando per tale via nella catena alimentare di cui spesso l’ultimo fruitore è l’uomo.

Il gruppo di lavoro ha preso atto delle indagini e ricerche in corso nel nostro Paese per affrontare tale fenomeno: la Regione Toscana che attraverso l’attività di monitoraggio dell’ARPAT controlla lo stato delle acque prospicienti la costa: l’Università di Siena che studia gli aspetti tossicologici del problema; l’ISPRA che nella sua attività di supporto al MATTM si occupa dell’impatto del fenomeno sull’ambiente marino-costiero (in esecuzione anche dei progetti nazionali e comunitari) nell’ambito della vasta tematica della “Strategia Marina” (Direttiva 2008/56/CE). Anche il CNR, nell’ambito dell’attività di studio e ricerca sulla presenza di rifiuti di mare, presta particolare attenzione ai prodotti plastici; al riguardo viene sottolineato il ruolo importante che possono svolgere nella raccolta i pescatori con reti a strascico se opportunamente regolamentati e incentivati dai soggetti pubblici competenti.

Il gruppo di lavoro ha esaminato le possibili azioni per contener nella massima misura possibile tale fenomeno.

Posto che la stragrande maggioranza dei rifiuti plastici proviene da terra, si rende assolutamente indispensabile da parte degli enti territoriali costieri – comuni – provincie e regioni – una scrupolosa applicazione delle norme e regolamenti in materia di raccolta differenziata dei rifiuti con particolare attenzione a quelli plastici e successivo loro avvio a smaltimento o, meglio ancora, riciclo.

Può essere inoltre, assai utile come azione suppletiva, previo monitoraggio delle foci dei fiumi, l’installazione di apposite strutture idonee al contenimento dei rifiuti solido prima del loro arrivo a mare, soprattutto se utilizzati  per la raccolta di rifiuti solidi in mare può dare un contributo positivo, soprattutto se utilizzati in prossimità o entro le aree marine protette o comunque nelle zone di altra valenza ambientale e paesaggistica (la Società Labromare impiega natanti del genere per la pulizia delle acque portuali):

A conclusione della discussione, il gruppo di lavoro ha ritenuto opportuno sottolineare come una capillare politica di educazione ambientale da parte di tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti (a cominciare dalle scuole) possa costituire fattore determinante per il contenimento di un fenomeno che sta gravemente minacciando il futuro del mare, elemento essenziale per la vita del pianeta e quindi dell’uomo.

Dr. Francesco Valentini

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *