A scuola di educazione ambientale

XXVII Rassegna del Mare – Cefalù, 12 ottobre 2018

A Scuola di Educazione Ambientale

Oltre i vasti orizzonti di ricerche, relazioni, problemi e questioni, affrontati nel corso della XXVII Rassegna del Mare da esperti nel settore, urge accendere un faro sull’Educazione Ambientale in prospettiva di educare le persone al rispetto della natura e delle risorse ambientali, mirando ad una cooperazione internazionale in politiche e strategie per lo sviluppo e la tutela del sistema ambientale.

Sarebbe auspicabile uscire fuori dalle aule accademiche e valicare i confini del cerchio magico degli addetti ai lavori, sensibilizzando l’opinione pubblica e investendo sulle nuove generazioni nel tentativo di farle diventare attrici protagoniste del cambiamento prima che sia troppo tardi. Il messaggio di adattare il proprio comportamento in rapporto agli ecosistemi, onde evitare di alterare il loro delicato equilibrio e di comprometterne le preziose risorse, deve essere veicolato nell’humus fertile del sistema scolastico.

Nel corso del dibattito ricercatori, tecnici, rappresentanti di categoria, esponenti di istituti nazionali ed internazionali, politici ed addetti ai lavori con passione e spirito di servizio hanno portato le loro conoscenze ed esperienze nell’ottica di tutelare il mare e tutto quello che ruota intorno ad esso. 

Eppure, non bisogna solo curare, ma anche prevenire e trovare soluzioni alternative, coinvolgendo le fasce più giovani della popolazione in prospettiva di educarle al rispetto del mare e degli ecosistemi acquatici di transizione unici per la loro biodiversità a partire da fauna ittica e popolazione aviaria. Attraverso un’educazione ambientale appropriata si può cambiare rotta e segnare con consapevolezza una nuova fase di rinascita.

Non a caso Mareamico ha coinvolto gli studenti dell’Istituto Tecnico Nautico “Duca degli Abruzzi” di Catania e dell’Istituto Professionale Alberghiero “Mandralisca” di Cefalù con l’obiettivo di far leva su principi basilari da cui non si può prescindere sulla scia di una linea strategica di valorizzazione del mare e della cultura euro mediterranea.

Per di più gli studenti che hanno partecipato alla XXVII Rassegna del Mare sono stati avvicinati e fatti entrare nel mondo della pesca con nozioni ambientali, biologiche e normative oltre ad essere istruiti su proprietà organolettiche del pesce ad uso e consumo di una cucina sana e salutare.

La politica europea sulla pesca è stata impostata, sinora, in modo irreale anzi surreale. Bastava far confrontare i due versanti (nord e mediterraneo) ognuno con le proprie peculiarità per comprendere le differenze sostanziali e non creare danni. Intanto assistiamo impotenti alla riduzione della flotta italiana che, in periodo di fermo di pesca, viene sostituita al largo delle 12 miglia da quella di altre  nazioni come Tunisia, Egitto, Libia e persino l’Honduras, che pescano al posto dei nostri pescherecci senza limiti e divieti.

E questo, oltre a ripercuotersi a livello economico, incide anche sulla capacità di pesca che ha determinato l’importazione di pesce dall’estero con relativi problemi di qualità e freschezza.

 

Oltre alla riduzione della flotta, ad infliggere un vulnus al settore ha contribuito la crisi del ricambio generazionale sui pescherecci così come illustrato ai giovani studenti dal prof.re Corrado Piccinetti.

 

I giovani non sono più disposti a trascorrere giorni e notti in mare in attesa di pescare e successivamente di recuperare le reti. Per questo motivo deve cambiare il modo e il metodo di approccio alla pesca altrimenti in futuro si ridurrà il numero delle persone che vivono di pesca.

Il Ministero della Pubblica Istruzione, nel tentativo di avvicinare le nuove generazioni alla pesca, ha pianificato una riforma della scuola professionale per consentire di studiare pesca commerciale e far conseguire agli studenti un diploma che preveda nozioni ambientali, biologiche e normative. La nuova figura deve essere quella del pescatore professionale, per giunta diplomato. 

In un Paese, come l’Italia, bagnato dal mare e costellato di borghi marinari, che da secoli fanno ricorso alla pesca come fonte di vita e sostentamento, deve cambiare la figura del pescatore altrimenti si registrerà la stessa situazione di Mazara del Vallo, dove la metà dei marittimi sono tunisini o algerini, mentre gli italiani sono ormai fuori dal circuito.

La Commissione Europa va esortata con l’obiettivo di far combaciare gli interessi del nord Europa con quelli del sud Europa in considerazione del fatto che i paesi del Mediterraneo sono diversi da quelli del nord Europa. 

 

 

Far combaciare le politiche è fondamentale sia per scongiurare paesi a due velocità, sia per limitare i danni di un settore che naviga in cattive acque quando la pesca potrebbe essere un volano di sviluppo economico e turistico di inestimabile valore.

 

 

 

 

 

 

 

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