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Roberto Silvestri - Stato dell’arte, criticità e prospettive della pesca ricreativa marittima italiana.

La pesca ha origini antichissime, nata con l’uomo e con il suo istinto di sopravvivenza, uno dei primi mezzi di procacciamento del cibo; reperti egizi del 1500 a.C. testimoniano come già a quel tempo le civiltà più evolute conoscessero tecniche di pesca piuttosto raffinate come reti,canne da pesca, nasse, lenze con numerosi ami. La pesca ricreativa in mare è stata identificata ed ha avuto la sua prima veste giuridica con la L. 963/1965, che disciplina la pesca marittima. L'attuale legislazione consente la pesca ricreativa in mare con gli attrezzi autorizzati, senza alcuna licenza, solo un attestato comunicazione (D.M. 6/12/2010). Una proposta di Legge (N° 2632/2020) dei deputati Cenni ed Andrea Romano “Disciplina della pesca ricreativa in mare e disposizioni per la salvaguardia della fauna ittica e dell’ecosistema marino” è stata presentata nel 2020, per la prima volta riguardante solo questa attività. Con l'inizio del boom economico, anni '60, la pesca ricreativa è divenuta un'attività di massa, con un numero di affezionati sorprendente in Italia, ma anche in Europa ed a livello planetario. La stima del valore economico è elevata: 25 milioni di pescatori europei spendono più di 25 miliardi di euro l'anno ( mediamente circa 1000 euro a persona). Il prelievo annuo di stock ittico della pesca ricreativa, da alcune stime pubblicate, in Italia varia dall'1,5 al 10% in peso sul catturato totale della pesca professionale marittima; un recente studio spagnolo (ICATAMAR 2020) parla per il Mediterraneo di un prelievo medio della pesca ricreativa del 5% contro il 95% della pesca commerciale. In Italia esistono circa 620.000 unità da diporto in mare, dedicate spesso alla pesca ricreativa e sportiva, storicamente molto radicata nel nostro paese. A questi occorre sommare i pescatori da terra che esercitano questo passatempo dagli oltre 8300 km di costa continentale e delle isole. Dati certi sull’entità del fenomeno attualmente non sono disponibili: si stima comunque che circa 2,5 milioni di italiani svolgano, più o meno saltuariamente, attività di pesca ricreativa in mare, con un fatturato indotto di oltre 3 miliardi. La FAO definisce la pesca ricreativa, praticata con tecniche diverse di pari dignità, di rilevante importanza socio/economica, denunzia la profonda carenza di dati sulla sua capacità di cattura, attualmente quasi assenti come quelli della pesca artigianale. Le problematiche più attuali sono le licenza di pesca in mare, adeguamento delle misure minime di cattura di pesci e molluschi, promozione e regolamentazione della tecnica del catch/release, la pesca del tonno rosso e del pesce spada, il calo delle reti professionali sottocosta e la pesca illegale. Tra pesca professionale artigianale e pesca ricreativa talvolta si creano situazioni di interazione conflittuale come il fenomeno dei professionisti “fantasma”, illegali, non dichiarati e non regolamentati (IUU). L'attuale severa crisi economica con situazioni anche drammatiche di sofferenza sociale fa ritenere il mare come una fonte di guadagno senza controlli, senza regole e senza limiti.

Le prospettive sono quelle descritte nel Progetto Comunitario U.E. “Crescita Blu”: la pesca ricreativa, la pesca professionale ed l’acquacoltura, attività di pari dignità, devono essere unite nella gestione integrata della fascia costiera con sviluppo di attività reciproche come pescaturismo ed ittiturismo.  Inserimento della pesca ricreativa come importante fattore in ogni prospettiva economico/sociale delle politiche comunitarie del mare, con aumento del PIL grazie alla cantieristica, alla portualità, alle attrezzature da pesca, alla nautica, ai consumi, alla logistica, al turismo.

Dr. Roberto Silvestri (C.I.B.M./S.I.B.M.)