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Neria De Giovanni - Il ritorno della Grande Madre Mediterranea

I popoli del Mediterraneo nelle loro civiltà preelleniche, minoica, anatolica, mesopotamica, svilupparono il senso religioso strettamente connettendolo con l’attività contadina delle origini. E la Potnia, Magna Mater, ha il suo fondamento in una religiosità agricola sorta nella civiltà neolitica circummediterranea.

L’isola e l’acqua che la circonda sono potenti simboli del femminile. Il Mediterraneo è un mare chiuso, coperto di isole. Isola, terra emersa, femminile terrestre penetrato dall’onda maschile, come raccontano i numerosi miti dell’accoppiamento di Zeus rapace che diventa onda anch’esso, oppure bianco toro a rapire la principessa Europa che si trova, non a caso, sulla riva del mare nell’isola di Creta.

Oggi alle donne , soprattutto alle donne artiste del Mediterraneo, potrebbe essere affidato il destino storico in uno spazio geografico che era stato già simbolicamente e sociologicamente permeato dalla visione del mondo femminile matriarcale.

L’invasione dei popoli guerrieri dell’epoca dei metalli scacciò dal bacino del Mediterraneo le dee fecondatrici della natura, protettrici della vita, sostituendovi un Pantheon di divinità maschili, nomadi e aggressive. Arianna è scacciata da Teseo il greco tornato vincitore dall’isola di Creta; Medea, la dea maga dell’Asia minore, è abbandonata dall’invasore Giasone: l’elenco potrebbe continuare.

Così la Grande Madre ha navigato nel bacino del Mediterraneo: da Creta alle isole cicladi, al delta della Libia, alla Fenicia, al mare della Sicilia e della Sardegna, alla Tracia , all’Anatolia, alla Turchia, è un continuo manifestarsi di dee Potnie, divinità femminili dai diversi nomi ma dal’antica e unitaria origine mediterranea. E’ Iside in Egitto, Astarte in Assiria e Babilonia, Cibele in Anatolia, Artemide in Grecia.

La Potnia “kurotrophos” (allattatrice del figlio) è una delle rappresentazioni più diffuse del bacino del Mediterraneo.

Tutt’oggi è ancora presente nella simbologia dell’Islam uno dei simboli della grande madre Astarte, “la mano di Fatima”, segno del femminile mediterraneo con cui già la dea Astarte accompagnava la vita dei popoli che accoglievano i frutti di eros e di pace.

Astarte illumina il nostro cammino: infatti il suo nome deriva dall’accadico “sararu” che vuol dire risplendere per passare al greco “asteros”, stella, astro. 

Così perfino l’americanissima “star” ha a una stretta parentela linguistica con l’antica Astarte che oggi attende di insegnarci ancora la cultura della tolleranza e reciproca comprensione .

 Ad Erice, in Sicilia, adesso sede di seminari di scienza per lo sviluppo e la pace, si ergeva il famosissimo tempio di Afrodite ericina, che proteggeva lo straniero che in esso si rifugiava.

La corona stellata sulla testa di Maria Vergine è stata presa  a simbolo per le stelle che troneggiano nella bandiera della Europa cristiana e la mezza luna parla nei drappi dei Paesi islamici.

Così le due grandi religioni monoteiste del Mediterraneo si esprimono ancora con i simboli astrali di un femminile che un tempo remoto ha unificato la civiltà mediterranea e che oggi potrebbe ancora restituire pace e felice convivenza fra le sponde del nostro grande mare.

 

 

di Neria De Giovanni