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Daniela Addis - Verso la Blue Economy, per un Mediterraneo sostenibile

Quest’anno la XXVII Rassegna del Mare si caratterizza per affrontare i temi che le sfide della c.d. Blue Economy pongono anche nel Mediterraneo.

La Rassegna di quest’anno si può̀ considerare a pieno titolo la continuazione di quella precedente, svoltasi a Livorno lo scorso Novembre 2017. Allora furono trattati temi riguardanti l’ambiente marino-costiero, le risorse biologiche oggetto di attività di pesca e il loro sfruttamento sostenibile, l’educazione ambientale; temi dunque propedeutici a quelli approfonditi nel corso della presente edizione,nell’ambito di apposite Tavole Rotonde che riguardano temi complessi quali la Gestione integrata della Zona Costiera, il turismo, tra sviluppo sostenibile e preservazione dell’identità culturale, la pesca nell’ambito delle attività economiche siciliane, l’attività di pesca e il c.d. ‘Turismo Azzurro, lo sfruttamento dell’energia pulita dal mare con il caso dello Stretto di Messina.

Il tema della Gestione Integrata della Zona Costiera (GIZC) nelle interazioni tra fenomeni naturali e attività antropiche sull’ambiente marino-costiero è argomento che spazia dalla governance alla tutela degli ecosistemi e del paesaggio, alle attività economiche, compresi anche aspetti quali l’urbanizzazione e la pianificazione dello spazio sia terrestre sia marino; che rientra nel vasto raggio della c.d. attività di contrasto avverso l’erosione costiera e che tocca quindi anche l’annoso tema dei cambiamenti climatici.

Per quanto riguarda la governance, Mareamico si occupa oramai da tempo del tema relativo alla c.d. gestione integrata della zona costiera, prendendo in considerazione quelle complesse interazioni esistenti tra le componenti ambientali e paesaggistiche, culturali e socio-economiche al fine di promuovere un uso sostenibile delle zone costiere.

Com’è noto, nell’ambito della Convenzione internazionale di Barcellona per la protezione dell'ambiente marino e delle regioni costiere del Mediterraneo,è stato adottato un apposito Protocollo dedicato a tale fondamentale tema (il Protocollo sulla gestione integrata della zona costiera, o GIZC), quale strumento giuridico che, tra l’altro, specifica quelli che sono gli obblighi per le attività economiche, comprese quelle marittime, che devono garantire uno sviluppo sostenibile nel senso di obiettivi dell'economia blu.

Il Protocollo, com’è noto, è stato adottato nel 2008 e sottoscritto anche dall’Italia che, però, non ha ancora provveduto alla sua ratifica. Lo Stato italiano non è dunque né formalmente né direttamente vincolato a livello internazionale al rispetto delle norme previste dal Protocollo. Nel frattempo, il 13 settembre 2010, il Consiglio Europeo ha adottato la decisione 2010/631/UE sulla ratifica del Protocollo GIZC che è dunque entrato in vigore ed ha efficacia vincolante per l’Unione stessa, entrando pertanto ufficialmente

nell’acquis communautaire. Questo significa che l’Italia, pur non essendo direttamente obbligata ad applicarne i precetti, non può porre in essere atti che siano palesemente in contrasto con esso.

Per altro verso, l’avvenuta ratifica da parte dell’Unione europea non è sostitutiva né alternativa ad una ratifica da parte delle Parti contraenti che siano altresì Paesi membri dell’Unione. Per tale ragione è auspicabile che lo Stato italiano provveda alla formale ratifica del Protocollo e relativo deposito dello strumento, in modo da renderlo pienamente efficace e vincolante nell’ordinamento interno.

Infatti, così come ben evidenziato dal nono considerando della Decisione 2010/631/UE, il Protocollo GIZC comprende un’ampia gamma di disposizioni “che dovranno essere attuate a diversi livelli dell’amministrazione, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità”: così, “spetterà agli Stati membri e alle loro autorità competenti definire ed attuare sul territorio costiero talune misure di dettaglio previste nel Protocollo GIZC”, la mancata ratifica da parte dei Paesi membri dell’Unione del Protocollo, infatti, ne depotenzia l’efficacia anche a livello dell’Unione europea.

Si devono quindi considerare altri strumenti giuridici che, pur non traducendosi nella attuazione tout court della GIZC, costituiscono strumenti operativi di attuazione dei principi in essa previsti. Tra questi sicuramente quegli strumenti della Politica Marittima Integrata (PMI) e, in primis, la Direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino2008/56, quale pilastro ambientale della stessa PMI, insieme alle Direttive Habitat e Uccelli; nonché il precursore costituito dalla Raccomandazione UE sulla GIZC del 2002 (non dotato, evidentemente, di forza vincolante, ma avente il preciso scopo di sollecitare gli Stati Membri a tenere un determinato comportamento giudicato più rispondente agli interessi comuni).

Segue, quindi, la Direttiva 2014/89/UE del 23 luglio 2014 che istituisce un quadro per la pianificazione dello spazio marittimo, che si applica alle acque marine degli Stati Membri, che si estendono fino al limite della giurisdizione nazionale, comprendendo quindi anche le eventuali zone economiche esclusive, che si possono estendere parecchio al largo (fino alle 200 miglia marine). Non dimentichiamo, poi, per quanto riguarda l’ambito nazionale, quanto previsto dal nostro codice della navigazione, in particolare in merito alle definizioni e alle competenze dei diversi soggetti istituzionali sulle diverse zone che rientrano nella vasta area intesa ai fini della GIZC.

Cosa intendiamo quindi per GIZC?

Utilizzando le parole dello stesso Protocollo, per GIZC si intende “un processo dinamico per la gestione e l’uso sostenibili delle zone costiere,che tiene conto nel contempo della fragilità degli ecosistemi e dei paesaggi costieri, della diversità delle attività e degli utilizzi, delle loro interazioni, della vocazione marittima di alcuni di essi e del loro impatto sulle componenti marine e terrestri.”

L’area geografica di riferimento è costituita, come parte a mare, dal limite esterno del mare territoriale (che si estende fino alle 12 miglia marine) e, come parte a terra, dal limite delle unità costiere competenti definite dai singoli Stati, che di solito coincidono con le delimitazioni dei Comuni costieri, ovvero, ove considerate, delle Province.

Su queste premesse si sono sviluppati gli spunti della discussione con i relatori che, ognuno per il proprio ambito di competenza,  ha aiutato non certo a delineare un quadro preciso ed esaustivo ma, quantomeno, ad aprire delle finestre su un tema di straordinario interessante e di eccezionale complessità qual è la gestione della zona costiera in maniera  integrata.

Partecipano alla Tavola rotonda: Francesco Valentini, già dirigente del Ministero dell’Ambiente della tutela del territorio e del mare; Antonio Mazzola, Presidente del CoNISMa e Professore dell’Università di Palermo; Annamaria Mannino dell’Università di Palermo; Manuela Falautano dell’ISPRA; Giuliano Marra della Castalia; Silvano Riggio, già professore dell’Università di Palermo e membro del Comitato Scientifico di Mareamico, Salvatore Livreri direttore dell’Area Marina Protetta dell’Isola di Ustica, Lorenzo Rossi dell’Università di Firenze, Gianluca Sarà dell’Università di Palermo.

Partendo dal livello istituzionale, spunti di riflessione sono emersi dalla precorritrice legge 979/1982 sulla Difesa del mare, evidenziando in che modo i principi e i precetti in essa contenuti possano essere applicati anche oggi nell’attuale panorama normativo.

La suddetta Legge prevedeva, al suo articolo 1, la formazione, di intesa con le Regioni, del piano generale di difesa del mare e delle coste marine dall'inquinamento e di tutela dell'ambiente marino, valido per tutto il territorio nazionale, tenuto conto dei programmi statali e regionali anche in materie connesse, degli indirizzi comunitari e degli impegni internazionali. L’adozione di un piano generale per la difesa delle coste, che avrebbe dovuto prendere in considerazione gli impatti e le influenze delle attività antropiche e dei fenomeni naturali. Piano che poi, per varie ragioni, pur essendo stato redatto, non è mai stato adottato. Si sottolinea l’importanza di avere uno specifico strumento giuridico di riferimento a livello nazionale e di portata internazionale e, pertanto, la necessità di ratificare il Protocollo GIZC e di individuare (con lo stesso strumento) l’autorità competente per l’attuazione della GIZC.

Altri punti discussi hanno riguardato:

- La necessità di mettere a sistema l’immenso patrimonio che abbiamo anche dal mondo della ricerca;

- La pianificazione quale strumento di prevenzione e di gestione, insieme all’informazione e alla

  comunicazione;

-  L’importanza della progettazione innovativa per affrontare problematiche quali quelle delle plastiche;

-  La rete della aree protette quale ulteriore strumento dell’applicazione virtuosa della GIZC e della  

   pianificazione spaziale marittima.

Infine, sono stati toccati sia il tema dell’erosione costiera e del relativo monitoraggio delle coste, quale tema fondamentale nell’ambio della GIZC, richiamando i molteplici progetti europei per sperimentare strategie di monitoraggio; sia il tema dei cambiamenti climatici, con il previsto incremento delle temperatura non più nel 2100 ma nei prossimi 30 anni, con effetti pertanto imminenti.

 

Punti emersi e proposte avanzate nel corso della discussione:

Mareamico quale promotore di un’apposita petizione indirizzata al Ministro dell’Ambiente e al Ministro degli Esteri per la ratifica del Protocollo GIZC e la contestuale individuazione dell’autorità competente.

Oltre alla proposta di un Ministero del Mare che concentri le competenze sul mare e sulle zone costiere, anche quella che vede l’individuazione di un responsabile unico del procedimento.

Nel corso della Tavola rotonda è stata messa in evidenza la necessità di mettere a sistema l’immenso patrimonio che abbiamo anche dal mondo della ricerca. La pianificazione quale strumento di prevenzione per fenomeni quali l’invasione di specie aliene, l’erosione costiera, gli impatti negativi dovuti ai cambiamenti climatici, e altri fenomeni che impattano sulle zone costiere, insieme all’informazione e alla comunicazione. Parole chiave sono pertanto la Gestione integrata ed ecosistemica, con l’augurio di oltrepassare il cono d’ombra oltre il quale espandere il nostro sguardo.

 

Avv. Daniela Addis

Studio Legale Ambiente & Mare

Direttivo Mareamico