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Clara Monaco - Marta Cavallè - Iuri Peri - Interazione tra delfini e piccola pesca costiera artigianale in Sicilia Orientale. Strategie di mitigazione e prospettive dall

SINTESI

Le interazioni tra cetacei e pesca sono probabilmente tanto antiche quanto la stessa attività di prelievo ittico (Bearzi, 2002). Le operazioni di raccolta, in agricoltura e nella pesca, sono vittime di depredazioni commesse principalmente da ungulati (es. Sus scrofa) e odontoceti (es. Tursiopstruncatus) che possono generare gravi problemi di tipo ambientale, sociale ed economico tra le categorie di agricoltori e pescatori (Snape et al., 2018). Esaminando la normativa europea e gli strumenti finanziari esistenti per compensare i danni causati da specie protette, diverse sono le regolamentazioni vigenti e gli attuali limiti e opportunità esistenti per le attività di raccolta e cattura a livello locale, regionale e nazionale, in riferimento ai casi di conflitto con la fauna selvatica.

Restringendo il campo alla flotta peschereccia che pratica la piccola pesca costiera artigianale in Sicilia orientale, attraverso un'indagine strutturata è stato esaminato un campione di50 unità pescherecce sulle 375 esistenti nell’area, dove una pesca tradizionale e polivalente è minacciata da un alto tasso di interazione pesca-cetacei, richiedendo urgenti azioni di mitigazione.

L’indagine ha portato alla luce come la piccola pesca in Sicilia orientale sia soggetta a diversi tipi di interazione che influenzano in maniera più o meno marcata il normale svolgersi delle attività. Il 100% (50) degli intervistati ha indicato tra i fattori di interazione di tipo negativo: a) le condizioni meteo-marine dalle quali dipende la possibilità effettuare le battute di pesca; b) la concorrenza sleale da parte di pescatori non regolamentari che sfruttano le risorse marine, intralciano il lavoro dei pescatori professionali e provocano una riduzione dei prezzi sul mercato; c) la predazione e depredazione opportunista da parte di diverse specie di cetacei sugli attrezzi da pesca, causando danni alle reti, alle esche e al pescato. Il 58% (29) ha dichiarato di interagire negativamente anche con i pescatori sportivi e ricreativi che, soprattutto nel periodo estivo, sono presenti in numero eccessivo e divengono oggetto di concorrenza. Il 38% (19) ha lamentato la crescita delle importazioni di prodotti ittici sul mercato locale con conseguente calo del valore dei propri prodotti. Il 32% (16) ha parlato di interazioni di diversa natura con le Istituzioni (es. Capitanerie di Porto), spesso protagoniste di dissapori dovuti a incongruenze nei controlli e acarentiattività d’informazione. Seguono tra gli elementi di interazione negativa gli impianti di acquacoltura a causa del rilascio delle acque di allevamento, e talvolta anche di pesce, in prossimità delle zone di pesca (20%; 10); e le navi di grossa entità che spesso pregiudicano l’utilizzo di alcune aree di pesca o causano il danneggiamento degli attrezzi calati in mare (14%; 7).L'8% (4) ha raccontato inoltre di essere stato vittima atti di prevaricazione (es. casi di furto o danneggiamento degli attrezzi da pesca stivati nelle imbarcazioni, da parte di ignoti), mentre solo il 4% (2) ha avuto rapporti di collaborazione di tipo neutrale con enti di ricerca.

Dal punto di vista ambientale, i pescatori artigianali lamentano all’unanimità la costante attività di pesca a strascico che deturpa i fondali marini causando una diminuzione della risorsa disponibile, attività spesso registrata anche entro i limiti di distanza dalla costa ad essa interdetti. Inoltre, i pescatori sottolineano l’incremento dell’inquinamento delle acque marine, causa di morìe e mucillagini che in alcuni periodi rendono impraticabile l’attività di prelievo, nonché la scomparsa di alcune specie target a vantaggio di altre aliene e invasive.

In merito ai casi di interazione di tipo opportunistico da parte della fauna selvatica marina, prettamente cetacei, lo studio ha evidenziato una maggiore predisposizione alla depredazione per gli attrezzi tramaglio, menaide e palangaro artigianale, con danni stimati fino a 8.000 € annui per unità di pesca (Monaco et al., 2019). In tale contesto, i delfinidi sono portati a competere con i pescatorinella stessa area costiera e per le medesime specie preda/target, specialmente pesce azzurro, alimentandosi a ridosso di reti da posta e palangari e causando ingenti danni agli attrezzi, con conseguenti ricadute economiche dovute: alla perdita delle esche o ai giorni impiegati nella riparazione delle reti; al pescato che solitamente viene strappato via oppure allontanato dall’attrezzo stesso pregiudicandone la cattura.

Al fine di attuare nuove strategie volte a ridurre le perdite derivanti dall'interferenza dei cetacei con le attività di pesca, raccomandiamo di gestire in maniera migliore e più sostenibile le problematiche che stanno a capo della diatriba tra conservazione della fauna selvatica e pratiche di pesca, attenzionando i seguenti punti: a) sono richiesti un approccio multidisciplinare e la cooperazione tra pescatori, ricercatori e decisionmakers per sviluppare strategie di gestione adeguate alle condizioni locali e ridurre al minimo i conflitti esistenti tra uomo e fauna selvatica; b) seguendo l’esempio dell’agricoltura per le colture erbacee annuali in corso di maturazione, qualsiasi compensazione per i pescatori dovrebbe essere proporzionale all'entità della perdita e definita da esperti, distinguendo i danni alle attrezzature dai danni alle catture; c) ogni pescatore dovrebbe essere in grado di ricevere sussidi per l'acquisto di dispositivi di mitigazione preventiva; allo stesso tempo, dovrebbe essere incoraggiato lo sviluppo di tecniche di mitigazione innovative che esulino dall’utilizzo di dissuasori acustici dalla scarsa efficacia a lungo termine; d) eventi meteorologici particolarmente avversi dovrebbero essere compensati nella stessa misura delle catastrofi naturali in agricoltura; e) le attività di ricerca sui casi di interazione pesca-cetacei dovrebbero essere supportate da attività di pesca sperimentale al fine di comprendere al meglio lo sforzo di pesca, e di monitoraggio costante in mare per valutare l'abbondanza dei cetacei e la loro concomitanza o interferenza con le attività di pesca, con approfondimenti sulla variabilità temporale e spaziale delle interazioni; f) Lo sviluppo di un nuovo e più responsabile turismo blu richiede una specifica formazione degli operatori coinvolti inattività quali pescaturismo, dolphinwatching,etc.; g) dovrebbero essere incoraggiati gli studi sulla sostenibilità e il miglioramento dell’efficienza delle esche artificiali, nonché su ulteriori tecniche di pesca innovative(Monaco et al., 2019).

In tale prospettiva, in Sicilia orientale sono stati recentemente attivati i laboratori galleggianti, unità pescherecce che collaborano con i ricercatori per la raccolta dati in campo sull’interazione tra delfini e attività di pesca, al fine di approfondire la problematica e permettere lo sviluppo di nuove tecniche di mitigazione efficaci.

 

Clara Monaco1,2, Marta Cavallé3, Iuri Peri1, 3

 

1Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente (Di3A) dell’Università di Catania

2Associazione Marecamp Onlus

3Piattaforma Low Impact Fishers of Europe

clamonaco@unict.it, +39 095 7580 350